Ovvero, il gioiellino (australiano),
che non ti aspetti.
Che dall'Australia non venissero solo
canguri e boomerang l'avevamo capito già dai tempi di Mad Max
(intendo la saga originale, quella con un Mel Gibson ancora quasi
imberbe, per capirci, non certo la pallida imitazione che è stata
prodotta ultimamente).
Così, vai al cinema per vedere un film
di fantascienza, per passare un paio d'ore di completo
intrattenimento e ti ritrovi davanti a qualcosa di completamente
diverso.
Probabilmente, se avessi conosciuto in
anticipo la trama nei particolari, non sarei neanche
andato a vederlo e avrei fatto male.
La sceneggiatura proviene direttamente
da un racconto breve di un certo R.A. Heinlein (Il terrore dalla
sesta luna, I figli di Matusalemme,
tanto per capirci) e, mia personalissima opinione, poggiare i piedi
su un buon libro non può che fare bene ad un'opera cinematografica.
L'ambientazione è
cupa e claustrofobica (le riprese sono quasi tutte in interni o di
notte) e tutta la storia è permeata da un filo di sottile fatalismo.
Quella che dovrebbe
essere la protagonista del film (di fantascienza), ovvero la macchina
del tempo, è relegata a mero strumento (pure abbastanza brutto) per
scavare a fondo ed impietosamente nell'animo dell'uomo e osservare,
come sotto la lente di un microscopio, la mitica lotta fra bene e
male che scuote ogni coscienza umana.
Solo accettando
l'esistenza di questa dicotomia del suo animo, l'uomo può sperare di
sconfiggere la parte più bestiale e istintiva di sé stesso. Ma,
alla fine, l'uomo è libero di scegliere o anche questa è solo una
crudele illusione che prelude alla rinascita dell'io-negativo? Perché
l'io negativo è figlio dell'io-positivo (e viceversa). Ed entrambi
risiedono nello stesso animo e sta solo all'uomo scegliere quale dei
due "nutrire" e far sopravvivere. Ma scegliere il "bene"
presuppone un passo quasi innaturale e sicuramente meno agevole di
quello che ci porta verso il "male".
Intendiamoci,
non sto gridando al capolavoro, ma erano anni che non mi capitava una
pellicola che si lasciasse "digerire" ore dopo la visione
(l'ultima volta mi era capitato con "Memento").
Ovviamente, è
necessario sorvolare sulle numerose licenze scientifiche e sui
paradossi temporali allegramente ignorati. Ma stiamo parlando di
fantascienza; se volevate un serio trattato di fisica quantistica,
potevate leggervi un libro di Stephen Hawking o guardarvi il
Discovery Channel.

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